Paris dicembre 2007...
BUON NATALE A TUTTI!!!!
A volte pensa di essere il solo libero di correre...

Ma sono estremamente felice per il trionfo di Barack Hussein Obama.
Popolarmente i film d’animazione vengono considerati come film per bambini, niente di particolarmente grave c’è anche chi al tempo considerava Hitchcock un regista di thriller tout-court., però può essere che la Pixar faccia cambiare idea a qualcuno, non è la prima volta che un film d’animazione sia più gradito al pubblico “adulto”, al cinema i bambini di 6-7 anni riescono a tenere l’attenzione per poco più di tre minuti, ci deve sempre essere una novità, un cambio di registro, di ritmo per tenerli vigili, Wall-E disattende queste aspettative, è un film che si prende i suoi tempi e i suoi ritmi. Wall-e è un robottino pulitore, ogni giorno si prende la sua valigetta “portaoggetti”, si reca al lavoro, che svolge molto diligentemente da 700 anni, e raccoglie (ricicla) oggetti dimenticati di un’umanità che vive tra le stelle. I primi 20 minuti ci presentano la vita “umana” del personaggio principale; Wall-e ha sentimenti e desideri umani, questo è un dato di fatto fin dall’inizio, nessuna spiegazione sull’evento eccezionale e il pubblico lo accetta volentieri anche perché è difficile non innamorarsi o commuoversi mentre lui trova tra i mucchi di rifiuti tutta una serie di semplici oggetti che mostrano un passato per noi ancora “presente”, dai cucchiaini e forchette di plastica, ai pesci canterini che si attaccano alle pareti sino alle lampadine che nelle mani di qualcuno sembrano magiche, e non dimentichiamo il vecchio vhs dove ogni sera guarda “Hello Dolly” sperando di trovare una mano da stringere, un contatto con qualcun(qualcosa) d’altro.E l’umanità dov’è? E’ in un’arca di Noè nello spazio stellato, non vive ma sopravvive, assuefatta da una tecnologia che ha monopolizzato completamente la sua esistenza, tutti gli individui sono grassi, mangiano senza gustare, vedono solo attraverso i loro moderni telefonini e non si accorgono neppure dove vivono, si vestono dei colori che la moda impone (anche se nessuno li crea),sono emotivamente l’esatto opposto di Wall-e.
Wall-e è un film sulla visione (e la comunicazione), Wall-e osserva ed è curioso di ciò che lo circonda, la razza umana ritrova se stessa solo nel momento in cui viene distratta da immagini preconfezionate, basta solo uno sguardo alle stelle o uno sfiorarsi di mano per scoprire un mondo bellissimo fuori dagli schemi, Eva scopre il puro amore di Wall-e vedendo una proiezione che aveva solo registrato nella sua mente ma non aveva vissuto. Il primo messaggio di Wall-e, prima ancora di quello ecologico, è un insegnamento ad imparare a guardare; l’oggetto che si osserva ci offre molto più di quanto immaginiamo, ma ci parla di una visione pura ed attiva, di un’azione da “vivere” e non “patire”. Per il resto abbiamo una serie di citazioni mai casuali benì perfettamente inserite nel tessuto narrativo, da “Corto circuito” (difficile pensare che Wall-e non sia stato ispirato da numero 5) a 2001 (Hal 9000 e non solo) per arrivare sino a “Giù la testa” (quando wall-e viene sollevato dagli altri robot come eroe, involontario ed inconsapevole, della rivoluzione). C’è ancora da dire che il lavoro grafico della Pixar è come al solito superlativo, ma questo già si sapeva, il bello è che queste immagini hanno da raccontarci più di quanto ci aspettassimo.
Quest'anno va di 'moda' il viola... cazzo, è un colore che mi piace da sempre, l'avrei preso anche 5 anni fa se l'avessi trovato!!! No, bisogna indossare il viola solo quando tutti per strada vanno in giro conciati con scarponcini viola, berretti viola, piumoni viola, pantaloni viola. Tra due anni passerà di 'moda' e butteremo nel cesso un vestito usato solo un paio di volte. Complimenti, ottima scelta.
Voliamo in Inghilerra, anno 1979. I precursori del punk brittanico, la voce del proletariato giovanile, la rabbia contro l'autorità opprimente. THE CLASH rientrano da un tour negli USA, carichi di un seguito fedelissimo ma ancora abbastanza ristretto. Joe Strummer e i suoi tre compari pubblicano subito un doppio album che, oltre a portarli nell'olimpo, ha il merito di elevare il punk a livello mondiale, spingendolo a forza in tutte le case. Paradossalmente London Calling scatenò la rabbia dei fans più accaniti, a loro detta traditi da sonorità mai sperimentate in precedenza dal gruppo. Tracce di rockabilly, ska, reggae, mischiati (con splendore) al loro marchio di fabbrica. Ma le liriche restano sempre pregne della loro voglia di rivolta, della cultura punk della quale s'erano fatti portavoce.
Inizierei con un classico di LOU REED, l'eclettico cantautore newyorkese che nel 1972 incise questo pezzo nel suo primo album da solista, lo stratosferico Transformer. Prodotto da David Bowie e ispirato da Andy Warhol, il suo scopritore ai tempi degi Velvet Underground.

E' vecchia di qualche giorno la frase pronunciata dal col. Ratzinger sui divorziati e il rito della comunione.
'Non benedite le unioni illegittime.'
Appena letta la notizia stavo per sclerare nel mio solito monito anticlericale, indicando nella figura del papa odierno un ultrà della chiesa, un conservatore incallito quale in effetti è. Ma lasciando da parte i danni della politica cattolica nel nostro paese (in un paese laico il papa può dire quello che vuole, ma senza avere influenze politiche) ci ho riflettuto un attimo.
Aborro in generale le idee retrograde del Vaticano... del tipo:
- Non ti faccio il funerale perchè t'hanno staccato la spina che ti teneva in stato vegetale...
- Teniamo viva una ragazza anche se non dà cenni da 15 anni... vita di merda ma sempre vita è...
- Niente fecondazione assistita per le donne in difficoltà... non è naturale...
- Niente esami su cellule staminali... non è morale...
- Proteggiamo la vita anche quando è artificialmente trattenuta dai macchinari... questo si che è naturale e morale...
- Se una donna è stata violentata non puo' abortire... è omicidio...
- Non ti faccio la comunione perchè prendi la pillola e trombi non per procreare...
- Niente preservativo in Africa... che l'aids si diffonda pure, ma si tromba solo per procreare appunto...
Quasi tutte le imposizioni che escono dal clero vanno contro ogni mio principio. Vorrei vivere in uno stato veramente Laico quale non è l'Italia.
Non sono praticante, nè credo in una chiesa come quella attuale, apparente e piena di materialità. Credo invece nel vangelo e nei messaggi che Gesù ci ha lasciato. Ammiro le anime buone che si identificano realmente in questo e si prodigano in giro per il mondo.
Però quest'ultima imposizione di Ratzinger un senso ce l'ha.
La vedo come una crociata contro la superficialità, terreno in cui nuotano quei cattolici convinti che si sposano in chiesa accompagnati da fanfare e lustrini per poi cancellarne il ricordo con un paio di firme notarili.
Ma anche contro quelli che lo fanno senza pensare ad altro che al vestito, ai paggetti, alla carrozza, alla limousine, agli invitati, al banchetto.
Quelli che preparano tutto già un anno prima.
Quelli che, saranno solo 150 invitati.
Quelli dei banchetti sfarzosi nei giardini del castello e della villa palladiana.
Cioè per capirci... a me i matrimoni classici non piacciono. Denigro lo sfarzo inutile che c'è quasi sempre dietro questo sacramento. Se devo dare risalto a qualcosa, vorrei che lo avesse il coraggioso gesto d'amore. Tutto il resto puo' sparire.
Credo nel matrimonio in generale quale unione di due innamorati che decidono di dichiarare alla vita il loro rapporto. I riti d'unità esistevano ai tempi degli indiani d'america, degli Incas. L'uomo ha sempre avuto l'istinto di celebrare l'unione di due anime. Così deve andare per legge umana. Non è una partenza, ma anzi, una cosa che due possono fare anche in un momento di maggiore maturità. Nel frattempo per quanto mi riguarda possono vivere insieme e creare famiglia. Apprezzo le coppie che si sposano dopo anni.
Si tratta solo di un accento del rapporto tra due persone, in fondo. Oltre che un'opportunità burocratica.
La gente si sposa pensando e preparando mille cose, perdendo di vista tutto. Per 500 giorni si guarda alla lista nozze, ai divani pois, ai muri color verde caccola, a portare gli inviti personalmente, insieme per mano, fino alla Turchia, al menu di 40 portate minimo. Poi alle scoreggie del cavallo che trasporta la sposa di fronte alla scalinata hollywoodiana, al vestito che tutti ammireranno, nel momento in cui questa scenderà dal quadrupede aerofago.
' Laggiu' l'avranno visto bene? Aspetta che mi metto in luce... '
E all'ultimo, di fronte all'altare, dopo migliaia di ore passate a pensare a tutto ciò che è inutile:
' Oh, mi sposo... che emozione... mi viene da piangere perchè me n'ero scordata! '
Mentre lo sposo sviene rimembrando il conto in banca.
Pensieri cristiani.
Mandiamo a puttane ogni briciola di buon senso, trasformando un momento importante nel giorno per eccelenza più sfarzoso della nostra vita. Il bello è che non lo fa solo Briatore ma anche l'operaio o l'infermiera comune; vanno in bancarotta per sposarsi. Ma che diavolo ci ha insegnato Gesù?
Viveva di stracci in mezzo ai derelitti, benediva i credenti con l'acqua del fiume e giustamente noi si deve spendere 10 mila euro per fare un matrimonio come si deve?
Si, altrimenti è un matrimonio da sfigati. Da poveretti. Fai fuori 3 mila euro per un vestito che indosserai una volta sola. Ma stiamo scherzando?
' Dunque, gli invitati... Dobbiamo chiamarli tutti per forza! Anche quelli che non vediamo da secoli e che abbiamo conosciuto in vacanza a Belmonte Calabro due anni fa! Del resto ci hanno invitato al loro... '
' Sputerei nel piatto a tizio li... pero' lo invitiamo lo stesso, si! '
Ragionamento cristiano.
E' triste vedere tanta superficialità. Si contano sulle dita di una mano ormai coloro che affrontano questo passo con maturità e convinzione.
E di certo non da questa mano escono fuori 2 milioni e mezzo di italiani divorziati.
Uno si sposa in chiesa perchè ci crede, fa una promessa e la calce sulla firma è, per lui, divina. Ha dato la parola al suo Dio. Non riesce a mantenerla? Io mi sentirei una merda, tanto da non avere il coraggio di andare sotto il crocifisso a chiedere la comunione.
Se uno fosse coerente con la propria superficialità mi sta bene. Mi sono separato? Pazienza, non merito un'altra occasione dinanzi a Lui. Ma agire da superficiali, nascondendosi poi dietro alla presunta fede, recitando un rosario di penitenza, fa ridere.
Un essere umano che sceglie di sposarsi in chiesa, se poi s'accorge di avere sbagliato (il che è umano), non può pretendere che il sistema da lui invocato lo tratti come nulla fosse (il che sarebbe comodo). La sacra rota ad esempio è una delle più grosse porcherie... serve a trovare cavilli logicstici per deviare la fede.
Escamotage cristiano.
Due si sposano perchè si amano (non sempre...) Punto.
Due si separano perchè non si amano più (non sempre) Punto.
Due divorziati possono risposarsi con rito civile. Punto.
Due divorziati non possono ricevere la comunione in chiesa. Punto.
Tu, cattolico praticante divorziato, non hai fatto nulla di grave, capita di sbagliare, ma vacci cauto e accetta le leggi che la tua religione impone.
E tu, cattolico praticante esagerato, pensa meno alla carrozza, al vestito milionario, al ristorante, agli invitati, alla lista nozze... non servono a un tubo visto che i conti veri li fai con l'altra persona non col portafogli...
...ah, e già che ci sei, non mettermi in un tavolo dove non arriva mai il cibo, vicino a sconosciuti che ogni dieci minuti torturano le mie orecchie tintinnando i bicchieri e urlando all'unisono: ' Con la linguaaaaa! '
Quella si che è cristiana però.
L'autunno, con i suoi colori caldi, ultime fiammelle d'orgoglio prima del grigio invernale, esalta al massimo il fascino di Venezia. La nebbiolina tenue tra le calle filtra la luce dei lampioni, regalando morbidi riflessi non solo all'acqua dei canali, ma anche all'aria stessa. Profumi di pesce e spezie aleggiano nell'atmosfera immobile, sopra una finestrella illuminata da un'osteria chiassosa. Poca gente in giro. Un gatto furtivo s'intrufola nelle fondamenta di un palazzo, mentre le barche di legno dei pescatori rientrano a casa passando sotto ponticelli addormentati. C'è romanticismo sfrenato, nonchè mistero ancestrale. Ti aspetti da un momento all'altro di scorgere il mantello di un Casanova svolazzare dietro l'angolo o il luccichio della maschera di una signora invitante. Non puoi far altro che perderti tra i vicoli avvolto nel cappotto che ti separa dalla foschia, nel mezzo della stagione in cui tutto si prepara a dormire. Una dolce buonanotte.
L'inverno freddo è occasione per respirare la splendida aria natalizia di Verona, città di San Zeno, il santo che sorride, e di Santa Lucia, la donna cieca che porta i doni ai bambini. E' la città piu' ricca del Veneto e anche per questo via Mazzini a Dicembre esplode di colori, lucine, pacchi regalo, palle di natale coloratissime, giocattoli e negozi invitanti. Piazza Bra è vivissima, zeppa di mercatini, nel pieno del suo splendore modaiolo, priva della soffocante calura estiva. L'arena sempre illuminatissima diventa sede di un bellissimo museo sui presepi da ogni parte del mondo, mentre dalla platea saetta l'enorme stella cometa bianca le cui punte ricadono all'esterno, nei pressi della statua del santo. Novelli Giulietta e Romeo passeggiano a braccetto, carichi di borse colme di regali, mentre una bimba nascosta sotto il piumino gusta con avidità un pezzo di cioccolato. Un sogno colorato.
La primavera è il risveglio della natura, il rigoglire dei fiori e del canto degli uccelli. Vicenza, la piu' piccola e intima delle tre città, esplode nell'aria tersa del cielo azzurro, nei colori dei petali variopinti sui poggioli dei palazzi. Piazza dei Signori, considerato uno dei piu' bei salotti d'Europa, è un tripudio di luce riflessa dalla candida basilica e frastagliata dalle ombre dei porticati gotici. La gente sorseggia uno spritz presso i numerosi tavolini sotto il campanile pendente, mentre l'orologio dorato splende sopra al disco blu. In lontananza le montagne tagliano l'azzurro e piu' vicini i colli berici si svegliano rigogliosi. C'è profumo di frutta fresca, di formaggi appena tagliati e caffè roventi. E' ora di una piacevole passeggiata in corso Palladio col solo maglioncino leggero addosso, scrutando le vetrine e rilassandosi tra le mille sfaccettature dei palazzi affacciati ad esso, mentre le rondini rientrano nei nidi sotto i cornicioni a sfamare i piccoli. Un risveglio profumato.
La prima settimana in un appartamento a San Teodoro, grazioso centrino turistico a sud di Olbia, attorniato da lunghissime spiagge bianche, con stagni abitati dai fenicotteri rosa a separarle dai monti aridi. La nostra preferita rimarrà Lu Impostu, situata tra la rinomata Brandinchi (bello l'enorme bagnasciuga con l'acqua al tallone) e La Cinta (la piu' frequentata e grande, a ridosso del centro storico). Lu Impostu possiede il meglio delle due limitrofe: lungo spicchio di sabbia bianca, mare dai colori incredibili, non troppo frequentata e dal facile accesso.
Piu' in giu' lungo la costa, prima di Orosei, c'è la spiaggia piu' bella che abbia mai visto. Bidderosa, incastonata al limite di un parco naturale selvaggio e incontaminato. Lasciando la macchina al parcheggio della spiaggia di Berchidda (splendida anche questa, ma troppo vicina al parcheggio) si prosegue a piedi lungo l'arenile per 3 km, fino a raggiungere un paradiso terrestre. Sabbia pulitissima, candida, punteggiata da massi granitici rossi che pian piano scendono in un mare dai fondali zeppi di pesci e colori. Caraibica. Paradisiaca.
Poi qualche giorno in tenda a La Maddalena, la piccola Parigi della Sardegna, sempre una perla nel Mediterraneo assieme a Caprera. Non dimentichero' facilmente la faticosa ma splendida scarpinata tra le creste frastagliate per giungere alle calette piu' incredibili che abbia mai visto. Cala Coticcio, detta Tahiti per un chiaro motivo. La foto spiega, ma poco poco.
Infine, prima del traghetto per Livorno, un intenso on the road tra le 'highway' della Gallura, accompagnati da massi enormi, forme stranissime, strapiombi e valli desertiche. Qui vivono gli alberi tra i piu' antichi esistenti sulla terra. Un ulivastro di 3700 anni ti rapisce tra le fronde. Sotto questi rami si muoveva il popolo dei Nuraghe, delle tombe dei giganti, dei rabdomanti e dei Dolmen.